20 Agosto 2007 - Spedizione scientifica all'isola di Pianosa e Montecristo
Spedizione scientifica all'isola di Pianosa e Montecristo
Prosegue il programma pianificato dall'Università di Siena per ciò che riguarda la campionatura, la classificazione e la sperimentazione nelle Aree Marine Protette dell'Arcipelago Toscano. Prelevamenti di Campioni di sedimento, di acqua, di vegetali, che poi successivamente in laboratorio saranno analizzati e comparati con gli altri dati già in possesso per capire e monitorare costantemente l'evoluzione o l'involuzione del "Mare di casa nostra".
Le zone di interesse questa volta sono l'Isola di Pianosa e Montecristo. Trascorreremo un giorno a Pianosa, con la possibilità di scendere anche a terra e due giorni a Montecristo.
L'attrezzatura portata è impressionante, scatoloni con barattoli di plastica per la campionatura, computer, apparecchiature di rilevamento e misurazione, composti chimici per mantenere inalterato ciò che sarà per nostro interesse prelevato, circa 90 bombole, in ultimo non meno importante anche il mio compressore per ricaricarle ed il generatore di corrente, entrambi di riserva se eventualmete ne avessimo necessità di utilizzo ed ovviamente l'attrezzatura completa che ha ogni subacqueo.
Il Coordinatore è il Dott. Mauro Mancini, lo scienziato responsabile dott. Guido Perra, i subacquei dell'associazione Sub-Siena, tutti istruttori tranne me, io sono l'unico con il terzo grado, in quanto dovendo fare anche immersioni profonde, è necessaria molta esperienza.
Con la Barca, il Mizard, stipata oltre misura, il viaggio parte da Porto S. Stefano intorno alle 19 del 31 di luglio e ad una velocità media di 9 nodi causa un'onda di prua di circa 2 metri che ci accompagna per tutto il tragitto, in circa 6 ore e mezzo ancoriamo in rada a Pianosa.

La giornata al nostro risveglio si presenta splendida, una leggera brezzolina di scirocco ha spazzato via quel fastidioso maestrale che inusualmente ha perdurato fino a notte inoltrata; Salvatore, il nostro Comandante, ci fà trovare già pronto il caffè caldo, e con biscotti e cornetti con la nutella, inizia così nel migliore dei modi, la nostra spedizione.
Sbrigate le formalità con la capitaneria di porto che staziona sull'isola, la quale chiaramente è arrivata subito per controllare se avevamo le autorizzazioni in regola, pianifichiamo i 2 siti di campionatura che dobbiamo svolgere nella mattinata.
Ho già parlato delle immersioni a Pianosa in un altra spedizione, quindi non mi divulgherò oltre su questo, basta dire che sono sempre e comunque affascinanti, anche se abbastanza di superficie. La novità molto gradita e stata l'escursione che abbiamo fatto a terra, con la visita persino delle catacombe, la sensazione lasciata però è stata per tutti noi la stessa, un senso di abbandono, di fatiscenza, un borgo talmente bello che racconta i fasti dei suoi giorni più fiorenti; cioè quando le famiglie dei secondini che lavoravano nel carcere, usufruivano dell'ufficio postale, dell'alimentari, dell'edicola, della chiesa, e le vivevano...... adesso invece tutto è così abbandonato.
Anche se qui, ogni cosa sembra rallentata, in realtà il tempo corre troppo velocemente e noi dobbiamo salpare per raggiungere Montecristo, sono già le 18, impiegheremo almeno 2 ore per arrivarci.
la navigazione è piacevole, a differenza della partenza, questo tratto lo percorriamo di giorno. L'orizzonte si manifesta fin dove la vista può arrivare, si ha l'Elba e Pianosa alla nostra poppa, la Costa Toscana a sinistra, la Corsica a dritta, Montecristo e più lontano il Giglio a prua. Il sole intanto lentamente và giù....... nonostante questo scenario fantastico la mia mente è pervasa dalla voglia di arrivare prima possibile poichè sicuramente, un tuffo in notturna ci scapperà. Poter immergersi di notte in un luogo che è sottoposto alle più rigide regole restrittive, (basti pensare che anche noi siamo autorizzati ad entrare in acqua solo ed esclusivamente con le mute e per scopi scientifici pena sanzioni amministrative e penali pesantissime); e la cui vita marina vedrà sì e nò 100 subacquei all'anno, giustifica sicuramente questo mio stato d'animo.

Al nostro arrivo siamo accolti dal custode dell'isola, Goffredo, il quale ci assicura con un solido ormeggio al piccolo pontile il quale insieme alla casa dove abita e all'altra che serve i 2 Forestali che in estate stazionano sull'isola, è l'unica testimonianza che rappresenta la presenza attiva dell'uomo.
Smanioso di vedere cosa il fondale sabbioso di Cala Maestra ci offre, in un amen sono già pronto e montato il 105 macro, mi tuffo. L'acqua è limpidissima, Orate, Saraghi, Triglie, Gronchi delle Baleari, una Seppia affamata, Gamberetti e il raro Gambero delle Nacchere; questo è tutto ciò che sono stato in grado di fotografare.
Al mattino, carichi a mille, salpiamo di buon ora e circunnavigando l'isola, realizziamo in tre siti differenti i nostri campionamenti corredati da reportage fotografico da me realizzato. L'acqua è limpidissima, ma sorprendentemente notiamo l'assenza di pesce grosso; a parte le innumerevoli Cernie, tante Castagnole, Anthias, Donzelle, Occhiate, Saraghi, ma non vediamo pelagico; sulle pareti brulle o quasi, tanta mucillaggine, le poche Gorgonie trovate ne sono completamente ricoperte, quà e là Granceole che si mimetizzano perfettamente nella vegetazione. Si ipotizza che ciò sia dovuto al ciclo naturale ed al surriscaldamento del mediterraneo. In ogni modo la limpidezza dell'acqua favorisce magnificamente le mie riprese fotografiche dei fondali e delle pareti, in fin dei conti io sono quì per questo; non per vedere barracuda, tonni o altro. A fine giornata c'è ulteriore spazio per un'altra nuotata notturna che mi porterà nuovamente ad incontrare gli esemplari fotografati la sera precedente.
La mattina del 3 di agosto ci vede intenti a riordinare tutte le nostre cose, poichè dopo le 2 campionature, riprenderemo la rotta del rientro.
Il mio sguardo e di conseguenza i miei scatti si rivolgono a questo punto anche alla conformazione dell'isola, ciò che mi colpisce maggiormente è la formazione granitica, la quale si presenta liscia e lineare, con pareti scoscese, che solamente le capre che la popolano possono percorrere.
Fatte le due immersioni che sono risultate essere pressochè simili a quelle del giorno precedente, intorno alle 15,45 decidiamo di salpare l'ancora e mettere la prua in direzione dell' Argentario, il GPS ci indica che ci vorranno circa 5 ore e mezzo di navigazione.

Per tre quarti il viaggio è gradevolissimo, c'è chi dorme, chi ascolta musica, chi commenta le proprie esperienze, chi riordina la propria attrezzatura; appena siamo nuovamente sotto copertura i telefonini tornano a farla da padroni, siamo stati 2 giorni senza e assicuro che non ne abbiamo assolutamente sentito la mancanza. Arrivati vicino all'isola del giglio ritroviamo il consueto maestrale pomeridiano, le onde create, sbattendo sulla fiancata della barca, ci fanno ballare un pò, nonostante che sarà così per le rimanenti 2 ore di navigazione, trovo ancora lo stimolo per fare altre riprese fotografiche. Guadagnato il fly, sfidando gli spruzzi che a volte inumidiscono la mia D2X, colgo un raggio di sole che illumina Giglio Castello, l'immancabile tramonto, giochi di nuvole rosate sul cielo.... è quasi completamente buio quando le luci di Porto S.Stefano ci indicano che siamo ritornati.

Donati Gabriele
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